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Split payment: cos’è, come funziona e quando si applica

split payment

Se la tua azienda intrattiene rapporti commerciali con la Pubblica Amministrazione, potrebbe tornarti utile applicare il meccanismo dello split payment sulle fatture. Vediamo come. 

 

Il 1 luglio 2017 sono entrate in vigore le nuove regole relative al meccanismo dello split payment, introdotto per la prima volta con la legge di stabilità del 2015.

Ecco quanto indicato nel Decreto del Presidente della Repubblica del 26/10/1972 n. 633, articolo 17 ter, aggiornato lo scorso 21/06/2017 e in vigore dal 24/06/2017:

Per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di amministrazioni pubbliche […] per le quali i cessionari o committenti non sono debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni in materia d’imposta sul valore aggiunto, l’imposta e’ in ogni caso versata dai medesimi secondo modalita’ e termini fissati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

 

Cos’è lo split payment?

 

Lo split payment è uno strumento che consente di “splittare”, ovvero dividere, la liquidazione dell’IVA presente in fattura, applicato però solo ai rapporti tra privati – quindi imprese – e pubblica amministrazione.

Il rapporto tra le imprese gli enti pubblici non è mai facile, soprattutto quando sono di natura commerciale, e gli sforzi del legislatore dovrebbero andare verso una semplificazione della burocrazia, ormai insostenibile.

Introdotto in via sperimentale nel 2015, per aiutare le imprese nella gestione dei rapporti con la PA e per ridurre l’evasione dell’IVA, lo split payment è stato soggetto ad alcune modifiche nel corso delle ultime settimane, introducendo degli aggiornamenti.

Cerchiamo di capire come funziona lo split payment, e cosa è cambiato dal 1 luglio 2017.

 

Split payment: come funziona

 

Come sopraindicato, lo split payment è un meccanismo di liquidazione dell’IVA relativo ai rapporti intercorsi tra aziende private e enti e/o società pubbliche.

Come sai, in fattura – a meno che non ci si trovi ad operare in regime agevolato – è presente il compenso e l’IVA da versare.

Con lo split payment bisogna dividere il pagamento in due tranche:

  • L’impresa incassa il netto in fattura dalla PA;
  • L’ente pubblico si occuperà di versare l’IVA a debito dovuta.

Cosa vuol dire?

Semplificando, l’azienda emette fattura – in formato elettronico – riportando la dicitura “Scissione dei pagamenti” e la rivalsa dell’IVA, che però non verrà incassata, ma versata all’erario direttamente dal destinatario, in questo caso l’ente di PA.

Per essere più precisi, si consiglia di indicare in fattura il riferimento normativo, ovvero “art. 17-ter del D.P.R. n. 633/1972”.

Quindi, quando si registra la fattura, bisogna annotare l’Iva registro Iva vendite, ma non ricadrà nella liquidazione periodica.

 

Split payment: quando si applica

 

Lo split payment è applicabile solo in caso di cessione di beni e prestazioni di servizi nei confronti degli enti pubblici, ma non di tutti.

Ecco quali sono gli enti per i quali è previsto l’impiego di questo strumento:

  • Organi dello Stato;
  • Enti pubblici locali, comprese le Comunità Montane, isolane e le Unioni di Comuni;
  • Camere di Commercio, Artigianato ed Agricoltura (CCIAA);
  • Università;
  • ASL, enti ospedalieri, di recupero e di cura;
  • Enti di assistenza e beneficenza;
  • INPS.

Gli enti esclusi dal meccanismo dello split payment, invece, sono i seguenti:

  • enti privati o privatizzati;
  • autorità amministrative indipendenti e agenzie.
  • aziende speciali;
  • enti pubblici economici;
  • ordini professionali;
  • agenzie fiscali;
  • enti ed istituti di ricerca;

Per verificare la natura degli enti pubblici con i quali si sta per avviare una collaborazione, è possibile consultare l’IPA, l’Indice delle Pubbliche Amministrazioni. 

 

Split payment: le novità del 2017

 

Come indicato all’inizio dell’articolo, a partire dal 1 luglio sono state introdotte alcune novità relative all’applicazione dello split payment.

Tramite una modifica del comma 2 dell’articolo 17-ter del DPR n. 633/72, infatti, è stato esteso lo split payment anche ai professionisti che emettono fattura soggetta a ritenuta.

In questo modo, anche i liberi professionisti possono sfruttare questo meccanismo, relativamente alle prestazioni di servizi nei confronti della PA, che provvederà a versare l’IVA al posto loro.

L’obiettivo, anche in questo caso, è quello di evitare passaggi di denaro dallo Stato al privato, per poi tornare allo Stato, e ridurre anche l’evasione dell’IVA.

Per approfondire l’argomento, ti consigliamo di consultare questo articolo pubblicato lo scorso 1 luglio su Il Sole24Ore.

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