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Lavoro autonomo in Italia: cosa devi sapere prima di iniziare

lavoro autonomo

Se intendi investire su te stesso, e diventare un lavoratore autonomo, devi essere consapevole di cosa andrai ad affrontare. Vediamo insieme alcune informazioni essenziali, prima di iniziare. 

 

Imboccare la strada del lavoro autonomo in Italia è sempre un azzardo, così come lo è avviare un’attività e fare l’imprenditore.

Purtroppo, il nostro Paese si è sviluppato nel corso dei decenni sul lavoro subordinato e sulle attività commerciali, questo ha prodotto un sistema di tutele poco attento (per usare un eufemismo) alle esigenze del lavoro autonomo.

Eppure, in Italia il lavoro autonomo non è affatto un fenomeno superficiale.

Cerchiamo di capire qual è il terreno sul quale “giocano” i lavoratori autonomi nel nostro Paese, e quali sono le cose da sapere prima di intraprendere questa avventura.

 

Lavoro autonomo in Italia: l’esercito dei 5 milioni

 

Secondo le rilevazioni ISTAT relative al 2016, in Italia ci sono poco più di 5 milioni di lavoratori autonomi.

Con questa definizione includiamo i liberi professionisti, i titolari di Partiva Iva e i consulenti.

Le ragioni alla base di questi numeri sono molteplici, ma se volessimo provare a riassumerle potremmo dire che abbiamo così tanti lavoratori autonomi per 3 motivi principali:

  • In Italia ci sono poche aziende di grandi dimensioni, capaci di creare occupazione;
  • La disoccupazione giovanile dilaga, e questo spinge molti giovani ad aprire partita iva per cercare di farsi strada da soli;
  • Abbiamo un numero sproporzionato (in relazione alle reali esigenze) di liberi professionisti iscritti ad Albi professionali, in particolare avvocati.

Si tratta, tutto sommato, di ragioni di carattere strutturale, che disegnano il quadro nel quale il lavoro autonomo si sviluppa in Italia.

 

Lavoro autonomo in Italia: 5 step essenziali per iniziare

 

Se stai pensando di aprire partita iva e buttarti nella mischia dei lavoratori autonomi, è importante farlo con consapevolezza, dotando di alcuni strumenti necessari per evitare docce fredde.

L’elenco potrebbe essere potenzialmente infinito, perché vivere facendo il freelance o il consulente non è per niente semplice, ma ci sono 5 step che non puoi compiere nel modo sbagliato.

 

#1. Scegli con cura il tuo commercialista

 

Quando si inizia un’avventura professionale il primo istinto è quello di circondarsi di amici e parenti, persone di fiducia, che possano sostenerci e farci anche risparmiare qualche euro, che non fa mai male.

Il commercialista, però, non può essere tuo cugino fresco di laurea, perché purtroppo il costo ridotto della sua parcella sarà inversamente proporzionale all’esperienza di gestione dei clienti e degli adempimenti.

Se vuoi diventare un lavoratore autonomo, hai bisogno di un commercialista in grado di essere sempre un passo avanti a te, che ti consigli sul da farsi, che ti segnali bandi, agevolazioni, opportunità da non lasciarsi sfuggire.

Il commercialista è un po’ il braccio destro per un lavoratore autonomo, sceglilo con cura.

 

#2. Circondati di collaboratori più bravi di te

 

Il network, per un freelance, è tutto. Non bisogna commettere l’errore, molto diffuso, di confondere il concetto di autonomia con quello di solitudine.

Essere un lavoratore autonomo non vuol dire lavorare da solo, perché avrai sempre bisogno di collaboratori, partner, colleghi, consulenti, con i quali confrontarti ogni giorno.

La tua consulenza sarà tanto valida quanto abili le persone che hai selezionato per accompagnarti in questo percorso.

 

#3. Cura il tuo personal branding

 

“Il brand è ciò che gli altri di te quando non sei nella stanza”, questa frase del grande Jeff Bezos spiega molto bene la questione.

Quando si lavora in autonomia, proponendosi sul mercato come consulente ai clienti, è importante costruire una reputazione e un personal branding autorevole, che ispiri competenza e fiducia.

Non prendere sotto gamba questo aspetto, perché oggi chiunque, prima di affidare un compito ad un consulente, effettua una ricerca su Google e sui principali social network per saggiarne la qualità.

 

#4. Aggiornati costantemente

 

Rispetto a molti anni fa, fare il freelance oggi vuol dire anche confrontarsi con cambiamenti, tecnologici, normativi e culturali, molto più rapidi e confusi.

Per poter offrire una qualità sempre maggiore dei tuoi servizi ai clienti, dovrai ritagliare una parte della tua giornata all’aggiornamento professionale, studiando come se fossi di nuovo una matricola all’università.

D’altronde, si sa, gli esami non finiscono mai.

 

#5. Specializzati in una nicchia di settore

 

Molti lavoratori autonomi alle prime armi credono, erroneamente, di dover offrire quanti più servizi è possibile, in modo da ampliare le possibilità di acquisire commesse.

In realtà, anche se inizialmente può portare qualche frutto, questo atteggiamento può trasformarsi molto rapidamente in un’arma a doppio taglio.

Offrire molti servizi, infatti, vuol dire accumulare task da completare, molto diverse tra loro, che ti impediranno di focalizzare la tua attenzione su qualcosa di specifico.

Il vero vantaggio competitivo, oggi, risiede nella specializzazione in una nicchia molto verticale, nella quale pochi consulenti riescono ad eccellere.

 

Lavoro autonomo in Italia: il jobs act degli autonomi

 

Con la legge 22 maggio 2017 n.81, il Governo ha introdotto alcune “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, definita successivamente il “jobs act degli autonomi”.

Nonostante alcuni difetti evidenti, le misure introdotte rappresentano un passo avanti enorme per i lavoratori autonomi, da anni trattati come lavoratori di serie B, tranne quando c’è da chiedere il pagamento delle tasse.

La legge è composta da 26 articoli, che hanno introdotto alcune novità molto attese, tra le quali possiamo indicare:

  • L’accesso dei lavoratori autonomi agli appalti e ai bandi pubblici;
  • La conservazione della collaborazione – se continuativa e duratura – durante un periodo di astensione dal lavoro per gravidanza, malattia o infortunio;
  • Il pagamento delle fatture entro massimo 60 giorni dalla data di emissione. Laddove mancasse l’indicazione della scadenza, sono da intendersi 30 giorni;
  • La detrazione delle spese di formazione, orientamento e aggiornamento professionale;
  • La tutela del diritto alla maternità per le lavoratrici autonome, che potranno essere sostituite in quel periodo da una collega con pari competenze. Non è obbligatoria, però, l’astensione dal lavoro;
  • L’indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi, attivata in via sperimentale nel 2015, diventa strutturale, estendendosi anche ai dottorandi e ai borsisti che, però, dovranno versare lo 0,51% in più di contributi.

 

Lavoro autonomo all’estero: come fare

 

Essere un libero professionista ti consente di scegliere dove lavorare, con chi e in che modo, in quasi totale libertà e autonomia.

Se tu volessi operare saltuariamente all’estero – ad esempio fare formazione in Svizzera, nei cantoni italiani – potresti farlo senza grossi difficoltà, a patto che tu presti attenzione alle norme fiscali dei Paesi nei quali vai a lavorare. 

Quando sigli un contratto, oppure emetti una fattura, devi verificare le voci da inserire, così come le modalità di pagamento. Per fare un esempio banale, in fattura devi indicare il Codice BIC/SWIFT del tuo conto corrente per poter ricevere un bonifico da un soggetto estero.

Se vuoi lavorare all’estero, anche solo occasionalmente, è preferibile chiedere un consulto ad un esperto di internazionalizzazione d’impresa, in modo da non commettere errori.

 

Lavoro autonomo in Italia: conclusioni

 

Come vedi, l’ecosistema nel quale deve vivere un lavoratore autonomo è pieno di incertezze ed in costante aggiornamento, anche perché la giurisprudenza che lo regola è obsoleta e inadeguata ai tempi che stiamo vivendo.

Inoltre, e non è da sottovalutare, molte Partite Iva sono, di fatto, lavoratori dipendenti a tutti gli effetti, senza godere dei diritti e delle agevolazioni ad essi riconosciuti.

Però, c’è da dire che il mercato del lavoro si sta evolvendo sempre più rapidamente, il posto fisso ormai non esiste più, approcci alternativi come la sharing economy stanno prendendo sempre più piede, e avviare una propria attività spesso è l’unico modo per evitare disoccupazione e precariato.

Valuta con attenzione tutte le opzioni, prima di avventurarti in un percorso senza dubbio stimolante, ma anche impervio e tortuoso.

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