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In cosa consiste la Flat Tax proposta dall’Istituto Bruno Leoni

flat tax

L’Istituto Bruno Leoni ha recentemente pubblicato una proposta che prevede l’introduzione di una Flat Tax al 25%. Vediamo di cosa si tratta. 

 

Da qualche settimana le testate giornalistiche stanno diffondendo la proposta partorita dall’Istituto Bruno Leoni – un think thank nato nel 2003 per promuovere le “idee per il libero mercato” – che prevede l’introduzione di una Flat Tax al 25%.

Cos’è una flat tax?

Prima di rispondere a questa domanda, e approfondire l’argomento, forse è preferibile fare un attimo una panoramica sull’attuale situazione fiscale italiana.

 

Le aziende e il fisco italiano: un rapporto “complicato”

 

Il sistema fiscale italiano non è amico dei cittadini, e in particolare delle aziende e dei liberi professionisti.

La pressione fiscale corporate, infatti, è superiore al 40% ormai da diversi anni, anche se numerosi studi attendibili, come le rilevazioni della CGIA di Mestre, hanno più volte dichiarato che quella cifra è da considerarsi una stima nettamente al ribasso.

La reale pressione fiscale sulle aziende in Italia equivale a circa il 50%, se si calcolano solo le imposte dirette.

In un momento storico come quello che viviamo ormai da circa 10 anni, chiedere ad una attività di versare all’erario la metà (anche di più) di ciò che produce, si traduce, purtroppo, in un limite spesso invalicabile.

 

La tassazione in Italia e il principio di progressività

 

Il sistema tributario italiano affonda le radici nella Carta Costituzionale, e nello specifico nell’articolo 53, che recita così:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

La discussione pubblica sul tema va avanti da diversi anni, coinvolgendo economisti, tributaristi, politici e sindacalisti, ma senza produrre una proposta concreta e realmente vantaggiosa per le aziende.

Dalle accuse di incostituzionalità a discussioni dal mero sapore ideologico, parlare di equità fiscale nel nostro Paese è praticamente impossibile.

Il difetto, se così possiamo definirlo, del sistema fiscale italiano è proprio il principio di progressività,  che ruota intorno all’IRPEF, l’imposta sulle persone fisiche applicata a tutti i percettori o produttori di reddito.

All’IRPEF dobbiamo poi aggiungere l’IRAP, l’IRES, l’IVA, e così via.

In questo scenario, si inserisce la proposta di una flat tax dell’Istituto Bruno Leoni.

 

In cosa consiste questa Flat Tax 

 

La prima domanda alla quale rispondere quando si parla di Flat Tax è, appunto, di cosa si tratta.

La flat tax è una aliquota unica, nel caso specifico pari al 25%, da applicare in modo equo e trasversale a tutti, senza distinzioni di reddito o di fatturato, che sostituisca IRPEF e comporti l’abolizione dell’IRAP e dell’IMU.

La proposta dell’Istituto Bruno Leoni è spiegata in modo dettagliato in un dossier, consultabile direttamente sul sito dedicato, che trovi qui.

 

La Flat Tax per superare il principio di progressività

 

La proposta è molto articolata, e non è nostro compito illustrarla in modo dettagliato, ma alla base della Flat Tax al 25% c’è una vera e propria rivoluzione del sistema fiscale italiano, basato, come detto in precedenza, su un principio di progressività.

Cosa vuol dire?

Progressività vuol dire che il sistema tributario del nostro Paese è strutturato su diverse aliquote, con percentuali differenti, che crescono proporzionalmente al reddito.

Quindi, chi più guadagna più tasse paghe.

 

Progressività ed equità: è davvero così?

 

Sembra un principio sacrosanto, da difendere con forza, il problema però si presenta quando, nonostante l’elevata pressione fiscale, e l’aggravio maggiore subito dalle aziende che, di fatto, creano occupazione, non avviene una sana ridistribuzione attraverso l’erogazione di servizi ai meno abbienti.

Questo, purtroppo, annulla i buoni propositi della progressività e dell’equità, perché crea comunque stagnazione economica, indigenza e bassissima soddisfazione dei cittadini rispetto ai servizi pubblici.

La Flat Tax al 25% prevede, oltre all’applicazione di un’aliquota unica sostitutiva – un po’ come succede da qualche anno con i regimi agevolati – l’introduzione di un trasferimento monetario definito “minimo vitale”, per redistribuire le risorse alle fasce più deboli.

Una proposta che unisce capisaldi cari ai partiti politici di centrodestra e di centro sinistra, e che richiede una discussione pubblica attenta e scevra da pregiudizi e prese di posizione ideologiche.

 

Flat Tax: conclusioni

 

Non spetta a noi di Eveho Group giudicare la proposta della Flat Tax al 25% promossa dall’Istituto Bruno Leoni, ma siamo dell’idea che le imprese del nostro Paese, soprattutto quelle che vogliono crescere e investire, magari nel commercio estero, debbano partecipare attivamente alla discussione.

Lamentarsi della pressione fiscale è facile, provare a cambiare le cose no.

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