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Commercio Estero: il vero motore dell’economia italiana

commercio estero

Qual è il ruolo del commercio estero in Italia? In che modo impatta sull’economia del Paese, e quali sono le aziende e i settori che trainano il settore? Vediamolo insieme. 

 

L’economia italiana gode di un rapporto molto stretto con l’export, basti pensare che negli ultimi 25 anni si è registrata una correlazione sempre maggiore tra le variazioni del PIL e quelle del commercio estero.

Stando alle stime del Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, una variazione del 4% dei volumi derivanti dal commercio estero si traduce in una variazione di 1 punto percentuale del PIL.

Questo dato dimostra il ruolo ricoperto dall’export nel nostro Paese, il cui tessuto produttivo è basato in prevalenza su piccole e medie imprese, che investono sul commercio estero e che, sempre più, si aprono a progetti di internazionalizzazione d’impresa.

 

Commercio estero e PMI: un rapporto solido

 

In Italia esistono più di 4 milioni di piccole e medie imprese, pari al 99% del totale delle aziende.

Numeri impressionanti, che diventano ancora più interessanti se si incrociano con i dati relativi al commercio estero e all’import/export.

Infatti, la quasi totalità delle imprese italiane che esportano prodotti all’estero è composta da PMI, che contribuiscono al 68% delle nostre vendite al di fuori del territorio nazionale.

Grazie ad un giusto mix di fiuto imprenditoriale, innovazione di prodotto ed eccellenza artigianale e di sviluppo, le PMI italiane hanno affrontato la crisi economica degli ultimi anni puntando sul commercio estero, rafforzandone l’autorevolezza agli occhi degli altri Paesi UE e non UE.

Il Made in Italy non è mai stato così forte, e i dati lo confermano.

 

Commercio estero: l’importanza dell’export in Italia

 

Nonostante una congiuntura economica mondiale non favorevole, caratterizzata da un notevole calo generale nello scambio di beni e servizi – l’Italia ha registrato un aumento costante nel segmento commercio estero negli ultimi dieci anni.

Secondo i dati pubblicati da Istat nello scorso gennaio 2017, su base annua le esportazioni hanno registrato una forte crescita (+19,7%), così come le importazioni (+22,3%), rispetto all’anno precedente, confermando così un momento molto positivo per le imprese che operano sui mercati internazionali.

Le esportazioni italiane si rivolgono principalmente ai Paesi appartenenti all’Unione Europea ed extra UE, che totalizzano circa il 65% dei volumi complessivi, seguiti dal Nord America.

Per quanto riguarda, invece, le importazioni, le principali aree commerciali con le quali le imprese italiane interagiscono sono l’Unione Europea, l’Asia e i Paesi extra UE.

Purtroppo, anche nel commercio estero il divario tra Nord e Sud si fa sentire, con circa il 70% delle nostre esportazioni che provengono da regioni del Nord contro solo il 10% del Sud Italia.

Un dato, questo, che denota un potenziale inespresso del Mezzogiorno, che invece potrebbe crescere in modo esponenziale con un adeguato processo di internazionalizzazione delle imprese da affidare ad un export manager esperto e competente.

I settori che hanno registrato i saldi attivi migliori negli ultimi mesi sono i seguenti:

  • macchinari e apparecchi n.c.a;
  • prodotti tessili;
  • abbigliamento;
  • pelli e accessori;
  • articoli in gomma e materie plastiche;
  • altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi;
  • prodotti delle altre attività manifatturiere;
  • apparecchi elettrici;
  • mezzi di trasporto;
  • prodotti alimentari.

Non solo cibo e moda, quindi, come si potrebbe pensare, ma anche prodotti di derivazione industriale, a dimostrazione di una realtà imprenditoriale nazionale molto varia e variegata.

 

Commercio estero: grandi player e micro-esportatori

 

Quando si parla di commercio estero, molto interessante è il ruolo ricoperto dai “micro-esportatori”, ovvero unità con fatturati annui derivanti dall’export non superiori ai 75 mila euro, che – seppur con valori economici minimali – rappresentano circa il 60% del totale delle esportazioni nazionali.

Questo fenomeno ci fa comprendere che il commercio estero italiano è caratterizzato da una fetta importante ma non maggioritaria di aziende che esportano generando la quasi totalità dei volumi monetari, e una quota maggioritaria di piccole attività che contribuiscono, invece, in minima parte.

Insomma, la propensione all’internazionalizzazione non è prerogativa esclusiva della grandi aziende con fatturati importanti, ma anche di piccoli imprenditori che investono, innovano e si mettono in gioco per competere con i player mondiali.

Un segnale che fa ben sperare per il futuro.

 

Commercio estero: valorizzare il Made in Italy

 

Il Made in Italy è sinonimo di eccellenza, grazie ai nostri meravigliosi prodotti artigianali apprezzati (e copiati) in tutto il mondo, e l’obiettivo di un Paese come l’Italia non può essere solo esportare beni e servizi all’estero, quanto piuttosto invadere i mercati internazionali per diffondere la cultura imprenditoriale nostrana.

Ecco che riuscire a vendere il Made in Italy all’estero non basta più, è necessario espandersi, senza per questo mortificare la nostra identità e il nostro modo di operare.

Il commercio estero è un asset per l’economia nazionale, oltre che un’opportunità da sfruttare in modo più strutturato nel prossimo futuro, puntando maggiormente ad un processo di internazionalizzazione delle imprese.

Puntare sulle eccellenze italiane è una scommessa che il nostro tessuto produttivo può vincere, a patto che si investa in un progetto con una visione ampia e sul lungo periodo.

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