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Commercio estero dei prodotti agroalimentari: struttura e andamento

commercio estero dei prodotti agroalimentari

Il settore agroalimentare traina l’export italiano nel mondo, registrando una crescita notevole nel I trimestre 2017. Vediamo come e perché.  

 

Il commercio estero è, come abbiamo illustrato in precedenti articoli, un asset fondamentale per l’economia nazionale, capace di influenzare direttamente l’andamento del PIL.

Il Made in Italy gode di un prestigio riconosciuto ovunque nel mondo, minacciato da fenomeni come l’italian sounding, e che ci ha permesso, negli anni, di esportare i nostri prodotti in lungo e largo.

Il settore che, più di tutti, gode di un primato difficile da scalfire, è quello alimentare.

Il commercio estero dei prodotti agroalimentari è cruciale per il nostro tessuto produttivo, in particolare per quelle aziende che hanno investito o intendono investire in un processo di internazionalizzazione delle imprese.

Vediamo insieme qual è l’attuale situazione del commercio estero dei prodotti agroalimentari italiani nel mondo.

 

Commercio estero: la crescita dell’Italia

 

Stando a quanto riportato nell’Annuario statistico Commercio estero e attività internazionali delle imprese – Edizione 2017, in un 2016 caratterizzato da un calo delle esportazioni mondiali del 3,2%, l’Italia ha rappresentato una voce fuori dal coro, vedendo crescere la propria quota di mercato in termini di esportazioni dell’1,2%.

Anche se può, ad una lettura superficiale, un dato esiguo, ha comportato un ampliamento dell’avanzo commerciale di 9,7 miliardi in più rispetto al 2015.

In questo scenario è da sottolineare la crescita, rispetto al 2015, del saldo dei beni non durevoli (ad esempio il cibo), pari a 3 miliardi di euro.

 

Commercio estero dei prodotti agroalimentari 2017: i risultati del I Trimestre 2017

 

Il rapporto “La bilancia commerciale agroalimentare nazionale I trimestre 2017” redatto da ISMEA – Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – recita così:

 

Nel primo trimestre dell’anno, le esportazioni complessive nazionali di prodotti agroalimentari hanno sfiorato la soglia dei 10 miliardi di euro, in aumento del 7,9% rispetto al primo trimestre 2016. Tale dinamica è da ricondurre in larga misura all’industria alimentare che esprime l’80% dell’export complessivo e che ha mostrato un incremento dell’8%. Anche per il settore agricolo comunque si è registrato un aumento percentuale dell’export in linea con quello dell’alimentare.

 

Questi dati ci confermano l’ottimo momento che sta attraversando l’export italiano nel Mondo, trainato proprio dal settore agroalimentare, cresciuto dell’8% rispetto al primo trimestre del 2016.

 

Quali sono i Paesi nei quali esportiamo di più prodotti agroalimentari

 

Il commercio estero dei prodotti agroalimentari ha sbocchi in tutto il mondo, con una crescita maggiore in alcuni Paesi rispetto ad altri.

I mercati di sbocco dei nostri prodotti agroalimentari più interessanti da un punto di vista percentuale sono i Paesi dell’UE, pari al 65% del totale, con una crescita tendenziale del 6,6%.

Le principali destinazioni dei nostri prodotti sono:

  • Germania;
  • Francia;
  • Regno Unito;
  • Spagna;
  • Polonia;
  • Belgio;
  • Austria;
  • Paesi Bassi.

Anche se in crescita, il mercato dell’UE risulta molto più statico rispetto a quello extra UE, a causa soprattutto di politiche protezionistiche attivate da alcuni Paesi e della Brexit, come vedremo di seguito.

Nel resto del mondo il commercio estero dei prodotti agroalimentare è cresciuto dell’11%, affermandosi soprattutto in alcuni Paesi, come la Russia (+ 44,6%, nonostante l’embargo su alcuni prodotti), il Giappone (+ 38,3%), la Cina (+16,7%).

Ecco com’è configurato il nostro export di prodotti agroalimentari nel mondo per comparti produttivi, secondo l’elaborazione effettuata da Ismea su dati Istat.

Commercio estero dei prodotti agroalimentari

 

Commercio estero dei prodotti agroalimentari e politiche protezionistiche

 

A destare qualche preoccupazione è la situazione, molto incerta, degli USA, che, stando alle intenzioni dell’amministrazione Trump, dovrebbe imboccare una strada protezionistica e autarchica, che potrebbe influenzare molto negativamente il commercio estero dei prodotti agroalimentari nel prossimo futuro, considerando che rappresenta circa il 10% delle nostre esportazioni.

Altra fonte di preoccupazione è il Regno Unito post Brexit, che potrebbe introdurre dazi sui prodotti agroalimentari esteri, compresi quelli italiani ovviamente.

Questo, bisogna dirlo, non equivale ad una perdita totale di una fetta di mercato così importante, pari all’8%, ma si tradurrà quasi certamente in una applicazioni di prezzi meno competitivi (ovvero più alti) oppure in una riduzione dei margini di guadagno.

Si tratta di una situazione da seguire con attenzione, in particolare se si esporta o si intende esportare prodotti agroalimentari nostrani in UK.

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